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Coppa dei Campioni: aneddoti e curiosità

Come tutte le storie lunghe e affascinanti, anche quella della Champions League – trasmessa in diretta e in esclusiva da Mediaset Premium - è ricca di curiosità e aneddoti, che accompagnano la gioia sfrenata di un successo o la delusione cocente di una sconfitta. Accanto alle statistiche e ai grandi numeri dei campioni che hanno illuminato con la loro classe i campi d'Europa, ci sono storie meno conosciute, perché soprattutto nel calcio la storia non la scrivono solo i vincitori.

La Coppa dei Campioni nacque come una sorta di sfida nel 1955: prima di allora non c'era modo per le squadre nazionali di misurarsi in ambito europeo e così fioccavano i paragoni e le sfide sulla carta. “È più forte il Wolverhampton”, sostenevano in Inghilterra; “No, il Real Madrid è superiore!” replicavano dalla Spagna; “E il Milan dove lo mettiamo?”, era la domanda provocatoria che giungeva dall'Italia. Il tutto, chiaramente, a livello di stampa: erano infatti i giornali a interrogarsi su chi fosse la squadra più forte in ambito europeo.

La risposta arrivò non appena si iniziò a giocare, e fu una replica perentoria: il Real Madrid si aggiudicò per cinque volte di seguito la Coppa. Erano i “blancos” i più forti, senza dubbio, capaci di vincere la finale del '60 – quella della cinquina – segnando ben 7 gol. Nella prima edizione della neonata Coppa dei Campioni ci fu una grande assente: l'Inghilterra. Gli inventori del football, infatti, decisero di non partecipare ritenendo la competizione non alla loro altezza. Dovettero ricredersi dopo appena un anno, convinti dal grande successo di pubblico che la manifestazione fu in grado di riscuotere.

Prima di entrare nell'albo d'oro della Coppa, gli inglesi dovettero aspettare il 1968 e il successo del Manchester United di Bobby Charlton e George Best (quest'ultimo, peraltro, irlandese). Gli inglesi hanno poi dovuto attendere un altro decennio per essere dominatori nella Coppa inizialmente snobbata e ci riuscirono grazie al Liverpool di Bobby Paisley, allenatore più vincente nella storia della Coppa insieme a Carlo Ancelotti, con tre affermazioni.

Il Milan è la squadra italiana che meglio si è espressa nella massima competizione europea: al di là dei 7 successi, secondo alle spalle del Real Madrid che vanta dieci trionfi, è stata la prima società nostrana ad arrampicarsi sul tetto d'Europa nel 1963 e l'unica (insieme al Real Madrid, che in un'occasione arrivò persino a 7) capace di segnare quattro gol in finale.

I rossoneri sconfissero la nascente Ajax di Cruijff nel '69 per 4-1, poi lo Steaua Bucarest per 4-0 nel '89 e il Barcellona, allenato guarda caso proprio da Cruijff, nel '94 ancora per 4-0. Quella di Johan Cruijff è stata una storia ricca di successi in Coppa, ma le sconfitte quando si è trovato davanti il Milan sono state sonore. L'ex giocatore di Ajax e Olanda è stato protagonista di due prime volte: era in campo quando i lancieri vinsero per la prima volta la Coppa dalle grandi orecchie ed era tecnico del Barcellona quando i catalani alzarono al cielo di Wembley la loro prima Coppa nel 1992, dopo aver sconfitto la Sampdoria in finale.

Se il Milan sorride in Europa, la Juventus piange: l'altra grande squadra del calcio italiano detiene il primato di finali perse, ben sei (l'ultima delle quali lo scorso 6 giugno) e vanta appena due successi. Addirittura peggio del Benfica su cui grava la maledizione di Bela Guttmann: nel 1962 la squadra portoghese vinse la sua seconda Coppa dei Campioni. Il tecnico era l'ungherese Guttmann, che dopo il successo chiese un aumento del suo stipendio.

Il presidente del Benfica rifiutò e Guttmann lasciò la panchina dei lusitani lanciando la sua maledizione: “Dopo di me questa società non vincerà più in Europa per cento anni”. Sembrava una frase buttata lì con rancore, ma da allora la bacheca europea del Benfica è rimasta invariata e le finali di Coppa dei Campioni perse sono state cinque, tre delle quali negli anni immediatamente successivi all'addio di Guttmann.

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