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Si alza il vento: recensione del film di Miyazaki

"Si alza il vento" è il poetico titolo dell'ultima opera del regista e fumettista nipponico Hayao Miyazaki, realizzata nel 2013. Il film d'animazione è incentrato sulla vita di Jiro Horikoshi, ingegnere aeronautico realmente esistito che inventò gli aerei Mitsubishi A5M e Mitsubishi A6M che il Giappone adoperò nel secondo conflitto mondiale. La pellicola è ispirata al romanzo omonimo di Tatsuo Hori, dal quale è stato tratto pure il manga "Kaze tachinu" (titolo originale anche del film) disegnato dallo stesso Miyazaki.

Si tratta di un'opera che ha una valenza particolare, dato che dopo averla ultimata il regista giapponese ha annunciato il proprio ritiro. Candidato all'Oscar, “Si alza il vento” - che sarà trasmesso in anteprima in italiano nel nostro Paese da Mediaset Premium – è ambientato nel Giappone della prima metà del secolo scorso; il protagonista Jiro Horikoshi è un giovane che vive in provincia e che non può realizzare il proprio sogno: vorrebbe diventare un pilota d'aereo, ma a causa della miopia la carriera nell'aviazione gli è preclusa.

Gli aerei lo affascinano al punto tale che Jiro decide di trasferirsi a Tokyo per poter studiare nella facoltà di ingegneria e, una volta laureato, viene assunto dalla Mitsubishi ed entra a far parte del gruppo di progettisti che si occupano degli aerei da caccia. Passano gli anni e nel 1932 Horikoshi diventa capo progettista e, mentre sullo sfondo incombe la Seconda guerra mondiale, si fidanza con Nahoko; lui vorrebbe sposarla, ma lei soffre di tubercolosi e vuole guarire prima di diventare sua moglie.

La salute della giovane non migliora e così i due si sposano ugualmente, mentre Jiro è impegnato nel progetto degli aerei da caccia; nel momento in cui lui deve partire per assistere al collaudo del velivolo che ha progettato, Nahoko decide di andare in un sanatorio per poi morire lì, lasciando prima una lettera d'addio al marito.

Comincia la Seconda guerra mondiale, allo sconforto per la morte di Nahoko si aggiunge la delusione nel vedere i suoi aerei utilizzati per scopi distruttivi ma a consolare Jiro gli appaiono in sogno proprio l'amata Nahoko e l'ingegnere aeronautico Giovanni Battista Caproni, un punto di riferimento per Jiro, che gli fa capire che il suo sogno lo ha realizzato comunque, costruendo degli aerei splendidi.

Come ogni altra recensione su questo film non potrà che confermare, “Si alza il vento” può essere ritenuto un capolavoro a tutti gli effetti, una chiusura in bellezza per uno dei fumettisti e registi più apprezzati in assoluto. La storia narrata nel film d'animazione è potente, complessa e coraggiosa visto che la tematica affrontata è ancora oggi piuttosto delicata in Giappone: il secondo conflitto mondiale, che ha cambiato la storia del Paese del Sol Levante.

Hanno un peso molto importante nella pellicola le contraddizioni, prima fra tutte quella del protagonista: ama progettare gli aerei da caccia, ma detesta l'uso che se ne fa; sul filo di tale contraddizione si gioca tutto il film, senza mai scadere nella banale suddivisione tra giusto e sbagliato, buono e cattivo. Un'opera molto personale, visto che il padre di Miyazaki era un ingegnere aeronautico, e la cura nel tratteggiare la figura principale emerge chiaramente, tanto che Jiro può essere considerato il miglior personaggio partorito da Miyazaki.

Colpisce al cuore la tormentata storia d'amore fra Jiro e Nahoko, commovente ma senza essere melensa e non priva di una certa maturità. Un film emozionante e profondo, un miglior passo d'addio per Miyazaki non poteva esserci, in grado di lasciare una punta di rammarico per l'abbandono di un regista ispirato che sicuramente avrebbe potuto avere altro da raccontare con la sua consueta maestria.

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